23/10/2009
Per il potere della Social Card
40 euro di ricarica mensile dallo Stato e la spesa per un pranzo, il detersivo per piatti e, se ci si vuole rovinare non resistendo allo sfizio, una scatolina di caramelle, è servita.
Ricorderete pure la Social Card, rispolverata in un articolo de L’espresso e osannata con sorrisetto da Tremonti circa un anno fa, ormai. Da allora l’opi
nione pubblica non se ne occupa e i fortunatissimi anziani o coppie con bambini possessori di carta preferiscono tacere, come chi fa 6 al Superenalotto. Perchè possederla è davvero una fortuna: difficile ottenerla per i 2000 parametri necessari; ma con perseveranza, si può fare. Addirittura, essendo divenuta uno status symbol segreto, stile lobby, a richiederla c’è anche chi non t’aspetti. Redditi di 60 mila euro l’anno e giù di lì.
Circola voce che gruppi di anziani alla ribalta stiano rifiutando in massa le cospicue pensioni, pur di potersene fregiare al supermercato, con annesse invidie della fila.
La chiesa dal canto suo, ha colto la palla al balzo. Accanto all’acqua santa, in ogni parrocchia, c’è ora la macchinetta ove poter cedere il credito residuo. Più pratico e immediato dell’8 X 1000. In cambio, un’ostia consacrata in più al momento della comunione. Ma cos’è, si ruba ai ricchi per dare ai poveri?
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